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Mozione Carloni

Scarica la mozione Carloni per il FVG

PREMESSA: IL PD CHE VOGLIAMO
1) Il congresso fondativo di un PD unito, laico, senza riserve e senza
condizionamenti
Questo congresso deve essere considerato fondativo del Partito Democratico. Nella sua
prima fase di vita il PD ha pagato in troppe occasioni il prezzo della sua litigiosità interna
e della indeterminatezza delle risposte cui era chiamato. Non ha sciolto il nodo dei valori di
riferimento, è sfuggito all’analisi delle responsabilità politiche e personali della sua classe
dirigente, non solo per le sconfitte elettorali, ma, soprattutto, per la perdita di credibilità
nella società. Nella sconcertante rincorsa di chi meglio rappresenta “il nuovo”, si assiste
anche oggi alla scomposizione e ricomposizione dei vecchi gruppi dirigenti.
La candidatura di Ignazio Marino, unica estranea agli apparati e alle precedenti
leadership, per ciò solo assume il valore aggiunto del rinnovamento, che non deve essere
“nuovismo”, ma la convinta, reale pratica dell’ispirazione che ha portato alla nascita del
PD, senza i pentimenti che altri lasciano trapelare.
Noi siamo per il PD, non intendiamo tornare indietro.
Siamo per un PD laico, che esprima con chiarezza la sua linea riformista senza
farsi condizionare da nessuno.
Siamo per un PD unito, che discuta, ma poi decida e quando l’ha fatto, impegni
tutti. Senza se e senza ma.
2) La difesa della democrazia: priorità e paradigma per rinnovare il Paese
Con Berlusconi l’Italia ha perso credibilità e prestigio sul piano internazionale, mentre sul
piano interno sono in atto ripetuti tentativi di attaccare i fondamenti della nostra vita
democratica (bavaglio all’informazione, delegittimazione del Parlamento, attacchi alla
magistratura, ecc.).
L’ impegno a difesa della democrazia nata nella resistenza al nazifascismo, l’idea
stessa di democrazia, della sua salvaguardia e del suo rafforzamento rappresentano il filo
conduttore delle nostre scelte. E sono la risposta agli attacchi alla stessa unità nazionale.
Ciò per noi significa combattere le disuguaglianze economiche e sociali, e quindi il divario
tra Nord e Sud, lottare contro le discriminazioni e per i diritti di tutti, mirare
all’integrazione di tutti i cittadini, affrontare le urgenze del mondo del lavoro, far cessare
le forme intollerabili di precarietà, investire su scuola e ricerca.
Per riscoprire la dignità e l’orgoglio di sé, il nostro Paese ha bisogno di più
democrazia. Una democrazia più forte, che parta dai bisogni e dalle speranze di ogni
singola persona e che punti ad includere un numero sempre maggiore di cittadini nella vita
pubblica, sociale ed economica.
È la democrazia, la sua capacità inclusiva e al tempo stesso di rinnovarsi ed
evolvere, ad essere simbolo e sostanza del Partito.
È da questo caposaldo che discendono naturalmente le opzioni politiche e
programmatiche.
3) Restituire ai cittadini un ruolo decisivo nelle scelte della politica
A fronte del crescente distacco tra cittadini, politica ed istituzioni, il Partito Democratico
deve promuovere la crescita di un forte senso civico, a partire dallo sviluppo di una sana
vita democratica al suo interno che lo renda credibile strumento di raccordo tra
cittadini ed istituzioni.
Questo significa un partito che riparta dalle persone, dalla qualità e dai bisogni delle loro
vite, dalle loro attese e speranze; un partito che abbia una direzione politica chiara,
frutto della partecipazione dei suoi aderenti e dei suoi sostenitori e non delle sorde lotte
interne che ne hanno indebolito la credibilità in questi mesi.
Un partito aperto, trasparente e credibile, che si qualifichi per la coerenza con alcuni
principi fondamentali, per le risposte che sa offrire ai cittadini e non per leadership
spesso consunte e restie al ricambio.
Un partito laico, che sia centro di elaborazione, aperto e contendibile, sulle questioni di
maggiore attualità e di più forte impatto sulla vita delle persone. Fino ad oggi non
abbiamo avuto il coraggio di sciogliere nodi importanti. Si tratta non di questioni marginali
che riguardano pochi, ma che hanno a che vedere con la vita di ciascuno di noi. Dobbiamo
arrivare a posizioni chiare, il più condivise possibile, ma nette.
4) La laicità: un metodo, non un obiettivo
Noi siamo per un PD laico, che non si fa condizionare. Questo significa affrontare ogni
questione con rigore e con la massima obiettività possibile, nell’interesse generale e non di
una parte sola. Significa non porsi nel dibattito pensando di possedere la verità ma saper
ascoltare le ragioni altrui, confrontandosi anche con chi la pensa nella maniera opposta e
avendo sempre il dubbio che l’altro può avere ragione. Ma quando si considera chiuso il
dibattito, e si è presa una decisione nell’interesse di tutti, si accetta quella decisione
sentendosi vincolati e sostenendola con onestà.
Va affermato il principio secondo cui uno Stato laico deve sempre proteggere i diritti civili
e la libertà di ciascuno. Non “diritti speciali”, ma diritti uguali per tutti.
Questo significa essere democratici e riformatori. E da ciò deriva l’Italia che
vogliamo.
… E A LIVELLO REGIONALE …
Il Partito Democratico non può prescindere dalle aspettative e dalle speranze con cui era
nato. Milioni di elettori si erano recati alle primarie, due anni fa, perché vedevano nel PD
uno strumento per cambiare la politica italiana. Questo deve tornare ad essere il nostro
partito, a livello nazionale ma anche a livello regionale. È per questo che il nostro partito
deve vigilare a tutti i livelli perché il suo Codice etico, unico documento di tale tipo
presente nella politica italiana, venga applicato con rigore. Ed è per questo che a livello
regionale il PD deve dotarsi da subito di regole chiare che stabiliscano un limite di mandati
ragionevole e congruo, ovvero il limite dei due mandati, per i consiglieri eletti dal Partito a
tutti i livelli. Solo così garantiremo al nostro partito il necessario ricambio continuo di
persone ma soprattutto di idee.
Non può però esserci ricambio se non c’è cura per la formazione delle nuove
generazioni. Per questo il PD regionale dovrà impegnarsi a fondo in questo campo, sia in
prima persona, sia con il supporto alle iniziative provinciali e locali. Pieno sostegno andrà
ugualmente fornito ad ogni programma di formazione sviluppato dai Giovani Democratici,
la cui azione è di importanza strategica per il radicamento del partito nella società
regionale e per vincere la sfida culturale prima ancora che politica che ci attende.
Allo stesso modo il PD dovrà saper promuovere e sostenere gli strumenti per poter
interagire con successo con la società regionale che già l’Assemblea regionale
uscente aveva individuato come indispensabili: il Coordinamento degli Sloveni del PD, il
Forum degli immigrati, la Conferenza delle donne democratiche. Tali strumenti,
unitamente allo straordinario patrimonio dei circoli, vanno sostenuti e valorizzati. Agli
iscritti ed agli elettori del PD va data la possibilità di poter incidere e vigilare sulle scelte
programmatiche del partito, a tutti i livelli.
… UN UNICO OBIETTIVO … E CINQUE
TEMATICHE
PER IL FRIULI VENEZIA GIULIA
IL PARTITO DEMOCRATICO DEL FRIULI VENEZIA GIULIA HA
L’OBIETTIVO
DI RICONQUISTARE IL GOVERNO DELLA REGIONE NEL 2013
E’ un obiettivo difficile ma possibile. L’attuale giunta di centro-destra appare più
preoccupata di smantellare le riforme messe in atto dal centro-sinistra nei precedenti 5
anni, che di creare vere alternative. In troppi settori, dall’assistenza alla sanità, la Giunta
Tondo naviga a vista e sulla crisi non è stata capace di una risposta minimamente credibile
ed efficace.
Le pretese demagogiche della Lega, del tutto estemporanee in questa regione come hanno
dimostrato sulla vicenda delle ronde le reazioni dei sindaci anche di centro-destra,
mostrano una maggioranza non coesa e in difficoltà.
Il margine di consenso con cui il centro-destra ha vinto le elezioni del 2008 si sta
erodendo e tuttavia il PD non può limitarsi a puntare sulla scarsa efficienza altrui per
riconquistare la regione. Occorre creare le premesse e le condizioni perché ciò avvenga.
Quattro passaggi appaiono necessari:
1. una seria revisione critica sulle ragioni che hanno portato all’inattesa sconfitta
elettorale dello scorso anno. Fermo restando che la Giunta Illy ha pagato
innanzitutto la grande ondata di destra che ha interessato l’intero paese, limitarsi ad
individuare tali ragioni nell’election-day e in un’inadeguata iniziativa del PD a sostegno
dell’azione della Giunta Illy risulta insufficiente, sbrigativo e auto-assolutorio. E
soprattutto non aiuta a correggere il tiro per candidarsi credibilmente fra tre anni e
mezzo. La giunta Illy ha conseguito importantissimi risultati e ha avuto notevoli
meriti, ma non è stata immune da errori che hanno contribuito a determinare il
risultato a sorpresa. L’errore più rilevante è stato quello dell’autoreferenzialità e un
certo elitarismo, che hanno fatto avvertire il governo regionale distante da un
dialogo reale con le istanze di una parte della popolazione regionale. Il PD è stato
senza dubbio un alleato fedele, ha garantito la stabilità della Giunta, ma ha finito con
l’avallare molte scelte di cui erano visibili i limiti. Ha rinunciato in troppe circostanze ad
enunciare una sua autonoma visione che riflettesse ideali ed interessi di cui era
portatore, di cui poi il presidente avrebbe dovuto tener conto nel necessario ruolo di
sintesi che gli competeva.
2. ne deriva oggi la necessità di un’analisi dei mutamenti strutturali intervenuti nella
regione anche a seguito della crisi (il modello dei distretti sta saltando, tanto per
fare un esempio), in modo da poter formulare proposte che non possono più essere
quelle di ieri, ma che devono tener conto della nuova realtà.
3. l’opposizione in Consiglio regionale deve essere netta, incalzante e capace di
proposte alternative, dei cui contenuti devono essere sistematicamente informati gli
elettori con iniziative che superino i comunicati e le conferenze stampa. Anche per
ridare credibilità alla politica, va ristabilito un rapporto diretto e non episodico con i
cittadini e le categorie portatrici di interessi.
4. va avviato fin d’ora un confronto costruttivo con le forze di opposizione di
centro sinistra e con le varie formazioni civiche, al fine di verificare gli ambiti e la
coerenza di una coalizione alternativa e di avviare da subito una collaborazione
strutturata e coesa.
1) POLITICA ED ECONOMIA
Cittadini utenti e cittadini abitanti
Vogliamo che le persone siano al centro delle politiche delle Amministrazioni
pubbliche in una regione dove i partiti non occupino le istituzioni e dove alle cittadine e ai
cittadini sia data la possibilità di formare, prima che di esprimere, liberamente la propria
opinione. L’azione amministrativa deve svolgersi sempre solo attraverso processi
partecipativi, che sulle decisioni importanti per le comunità coinvolgano direttamente i
cittadini.
Nella pianificazione territoriale, nei progetti strategici e infrastrutturali, nella valutazione
dei servizi, nella gestione delle public utilities, i cittadini devono diventare
interlocutori diretti degli amministratori. Vanno perciò promosse e sviluppate le
pratiche dell’Agenda 21 Locale, dei referendum consultivi e propositivi e degli urban
center.
Nella gestione del territorio ogni progetto deve iniziare sempre dall’ascolto dei cittadini per
renderli protagonisti delle scelte e per raccogliere le aspettative e le criticità, che servono
a comporre il primo disegno del suo sviluppo e della sua salvaguardia. Il progetto una
volta redatto deve tornare sul territorio per trovare la condivisione e le intese tra
l’Amministrazione e i cittadini, i loro comitati, le categorie, le parti sociali e le associazioni.
Questo vale anche per le grandi opere pubbliche, che non possono essere calate dall’alto,
ma vanno condivise fin dalla loro genesi con i futuri “cittadini utenti” e “cittadini abitanti”.
Va promossa una cultura dei risultati e della valutazione anche
nell’Amministrazione pubblica. È necessario garantire anzitutto la trasparenza degli
atti e dell’impiego delle risorse pubbliche. I cittadini hanno il diritto di sapere nel dettaglio
in che modo vengono spese le imposte che pagano. Vanno istituiti sportelli anche
telematici in ogni Comune e Provincia, che permettano di conoscere i bilanci degli Enti, le
deliberazioni assunte, le fonti di finanziamento e le voci di investimento e di spesa, i
concorsi, gli appalti e le collaborazioni esterne per ogni atto amministrativo riferito a opere
e a servizi.
Al cittadino deve essere data inoltre l’opportunità di esprimere compiutamente valutazioni
sul grado di efficienza, efficacia ed economicità dei servizi promossi dagli Enti pubblici. E
gli deve esser garantito che amministratori pubblici e dirigenti responsabili terranno conto
della sua valutazione al fine di migliorare le prestazioni offerte.
Con la politica, deve cambiare infatti anche l’Amministrazione Pubblica attraverso
l’ampliamento dei servizi e delle procedure telematiche e l’istituzione di uffici unici e
dell’autocertificazione, in un sistema di regole in cui il dirigente pubblico sia garante e
dove l’Amministrazione pubblica sia vissuta come un partner collaborativo per il cittadino.
Vogliamo fare della pubblica amministrazione una controparte amica, efficiente e
responsabile e mettere i cittadini e le imprese nella condizione di conoscere i propri diritti
e di adempiere più semplicemente ai propri doveri.
Così la missione stessa delle utilities dovrebbe essere quella di far coesistere gli
obiettivi di business con gli obiettivi di compatibilità sociale e di compatibilità
ambientale: garantire tariffe sociali per le famiglie in situazioni di disagio e investire in
processi innovativi. Ma non sono i Consigli di amministrazione che devono scegliere di
intraprendere questa strada. Questo è compito prioritario della politica. Sono gli
amministratori pubblici che devono valutare dal punto di vista del “cittadino utente”,
consultando i cittadini e verificando le prestazioni richieste e la corrispondenza dei servizi
erogati con i contratti e le tariffe applicate. Ma devono valutare anche dal punto di vista
del “cittadino abitante”, ovvero valutare le ricadute dei servizi sull’uso del territorio e
sull’ambiente. E devono dettare ai rappresentanti nei Consigli di amministrazione,
non tanto le strategie di business, quanto gli obiettivi sociali e ambientali da
perseguire.
Un PD per un ruolo europeo del Friuli Venezia Giulia
Il FVG ha sempre voluto affermare una sua peculiare vocazione internazionale, tesa a
favorire il confronto, la cooperazione e gli scambi. Oggi, nel quadro della nuova Europa, vi
è una reale prospettiva di sviluppo civile, culturale ed economico e la possibilità
concreta di affermare uno specifico ruolo europeo.
E’ la stessa Unione Europea ad offrire scenari e strumenti, che finora sono stati colti solo
parzialmente, per affermare questo ruolo che rappresenta un opportunità di rilancio del
FVG. E’ mancata soprattutto un’iniziativa autonoma del PD regionale, che ha delegato ogni
iniziativa alla Giunta, le cui decisioni non sempre hanno favorito i rapporti di buon vicinato.
Noi riteniamo che il PD:
a) deve assumere un ruolo trainante nel processo di integrazione dei Balcani
occidentali
b) in particolare il PD deve avere un’iniziativa più incisiva per favorire l’entrata
della Croazia nell’U.E. (l’Italia è il principale partner economico della Croazia)
c) passo fondamentale per rinsaldare la minoranza italiana in Istria, la sua capacità
di integrazione con la cultura e la tradizione slava e garantire la salvaguardia del
patrimonio storico istro-veneto
d) il PD deve riallacciare i rapporti – del tutto trascurati in questi ultimi anni per una
tacita delega alla giunta regionale – con le forze democratiche della Croazia, della
Slovenia e della stessa Austria, nonché con le organizzazioni della comunità
italiana in Istria, nel Quarnero e in Dalmazia
e) va superato lo stallo venutosi a creare nella realizzazione dell’Euroregione, che
deve comprendere tutte le regioni vicine, compresa l’Istria slovena e croata, e il Collio
sloveno. Questo presuppone un confronto paritario, senza la pretesa di dettare le
condizioni agli altri partner o metterli di fronte a scelte compiute
f) il PD deve favorire, grazie alla norma comunitaria che istituisce il GECT (Gruppo
Europeo di Cooperazione Territoriale, dotato di personalità giuridica), la realizzazione di
rapporti istituzionali e strutturati anche con regioni non confinanti ma alle quali
ci leghino particolari interessi, come le regioni della Dalmazia, della Serbia e della
Bosnia.
g) nell’ambito della politica euro-mediterranea, il PD deve avanzare proposte che
tengano conto dell’intensificazione degli scambi, non solo commerciali ma
anche culturali, con i paesi della sponda sud del Mediterraneo.
h) fermo restando l’impegno per la realizzazione del Corridoio 5, riteniamo che nella
fase di progettazione si debbano tenere in debito conto le obbiezioni e le
osservazioni mosse da vari EE.LL. e si possano individuare alternative realistiche a
tracciati dal non trascurabile impatto ambientale e di dubbia convenienza.
i) il PD deve impegnarsi perché questa regione divenga un laboratorio straordinario di
integrazione delle culture fondamentali dell’Unione europea: quella latina,
quella sassone e quella slava. E la dimensione culturale non è meno importante di
quella economica: semmai ne può diventare una formidabile premessa.
2) DIRITTI E DEMOCRAZIA
Standard europei per laicità e diritti
Il FVG non è soltanto una delle regioni di un Paese europeo. Essa è una delle porte
d’Europa. Per questo motivo la nostra regione non può che declinare i diritti civili secondo
standard europei, preoccupandosi di dare risposte concrete alle tante istanze che le
cittadine ed i cittadini pongono ogni giorno.
Il tema dei diritti individuali è centrale per dare sostanza alla libertà delle persone. Per
questo motivo il concetto di laicità delle istituzioni è di fondamentale importanza nel
regolare l’evoluzione di una società interetnica e multireligiosa come sarà quella futura. Il
criterio base deve essere quello di una legislazione sui temi etici che rispetti e favorisca
l’autodeterminazione delle persone. Noi crediamo che il PD del FVG debba dare delle
risposte a tutto questo, con gli strumenti che l’autonomia legislativa regionale consente.
Questo è il compito della politica. Il metodo, poi, non può essere che laico: ascoltare,
proporre, confrontarsi e decidere.
E-democracy in Friuli Venezia Giulia
La Regione è impegnata in un programma che ha l’obiettivo di portare la banda larga alla
pubblica amministrazione, a tutte le imprese e alle famiglie del territorio. Occorre che, a
differenza di quanto attualmente previsto, la connessione ad alta velocità sia
garantita e gratuita per tutti. Solo così si attuerebbe quel salto di qualità in grado di
fare della società dell’informazione un’opportunità di crescita civile ed economica diffusa e
capillare. Solo così tutti i cittadini del FVG, nei territori di montagna così come nelle aree
urbane e indipendentemente dal proprio reddito, potranno essere a pieno titolo elementi
attivi nei flussi di informazione e di comunicazione veicolati dalla rete e usufruire
direttamente di tutti i servizi che, sempre più, la digitalizzazione della Pubblica
Amministrazione sarà in grado di offrire attraverso Internet.
Informazione e integrazione transfrontaliera
La sede Rai del FVG potrebbe proporsi come leader di un progetto di informazione
euroregionale-transfrontaliero che preveda spazi informativi/TG/giornale radio quotidiani
su e dai territori dell’Euroregione. Questo sarebbe un modo concreto di favorire un
processo di integrazione in cui i cittadini sono chiamati ad essere protagonisti
informati. La circolazione di informazioni attraverso i mezzi di comunicazione è infatti uno
strumento decisivo per creare un senso di appartenenza aperto ed inclusivo.
3) LAVORO E WELFARE
Un patto tra generazioni per un partito del lavoro
Il PD deve cercare di proporre una propria visione del mondo del lavoro in una
ottica che punti a dare maggior valore al lavoro e a costruire unità tra i lavoratori.
Una parte fondamentale della crisi della sinistra è costituita dalla difficoltà a
rappresentare i lavoratori a fronte della crescente varietà dei rapporti di lavoro e
alla estrema mobilità del capitale. La lotta alla precarietà ha bisogno di fare i conti
fino in fondo con questa realtà. Per questo motivo la proposta della mozione
Marino di un unico contratto di assunzione per tutti i lavoratori di qualsiasi
età e settore, accompagnata alla fissazione di un salario minimo e alla
possibilità per il datore di lavoro di interrompere il rapporto di lavoro a determinate
condizioni e con determinati costi, rappresenta oggi l’unica strada percorribile di
riduzione reale della precarietà. Questa proposta, assieme alla necessità di offrire
ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori, non solo per una parte di essi e
una diversa politica sulla formazione e riconversione professionale, costituisce una
base importante per iniziare una nuova politica di radicamento del PD nei luoghi di
lavoro. A fronte di questa nostra visione e di politiche centrali che stentano a
riequilibrare il mercato del lavoro, la Regione deve farsi carico di intervenire
laddove possibile a tutela dei contratti più deboli e maggiormente esposti alla crisi
economica in atto. La legge del “buon lavoro” della precedente amministrazione di
centro sinistra che finanziava una fideiussione bancaria ai lavoratori precari che
potevano così accendere un mutuo, era un primo importante passo in tal senso ma
oggi bisogna riprendere i fili di un ragionamento più complessivo.
La crisi che investe anche la regione FVG reintroduce la necessità, presente nella
amministrazione Illy e assente in quella di Tondo, di riprendere un ragionamento
sulla politica regionale di sostegno alle imprese. Ciò di può fare rilanciando una
concertazione con le organizzazioni delle aziende e con le Organizzazioni del lavoro
per definire in modo preciso i settori e le iniziative su cui puntare. Fondamentale
risultano essere a questo proposito gli indirizzi, le misure e le risorse
effettivamente dedicate agli investimenti materiali ed immateriali che realizzino
innovazione sul prodotto e sul processo e crescita della dimensione aziendale. La
crisi e l’evoluzione dei modi di lavorare impongono inoltre meccanismi di governo
del mercato del lavoro più strutturati degli attuali, che governino meglio il
collocamento e la riconversione dei lavoratori. La proposta che formuliamo è quella
di un reddito minimo di inserimento al lavoro per lavoratori espulsi dal ciclo
produttivo o in cerca di collocamento con obbligo di formazione e di
apprendimento professionale.
La salute di tutti.
Un partito che sia davvero democratico deve fare attenzione alle fasce deboli della
popolazione, riaffermando il principio di garanzia della dignità della persona durante tutte
le fasi della vita, con il rispetto del diritto all’autodeterminazione in materia di cure
mediche. La salute è competenza della Regione e quindi sono tanti i punti su cui riflettere
e intervenire:
a) razionalizzazione degli ospedali piccoli che vanno incardinati nelle Aziende per i
Servizi sanitari e trasformati in RSA, Hospice, Ambulatori, sedi di Distretto e sedi della
Medicina Generale
b) riduzione della differenza di spesa e di progettualità tra servizi sanitari e servizi
sociali
c) redazione dei Piani regolatori comunali del sociale, in modo da consentire
all’Amministrazione di agire in termini unitari sia rispetto alle politiche che ai servizi
erogati
d) attribuzione al Distretto di maggiori poteri, strumenti e regole per garantire la sua
funzione di leggere la domanda di salute e organizzarne la risposta
e) deistituzionalizzazione di anziani, minori e diversamente abili con il potenziamento
dei servizi territoriali di cura organizzati sulle 24 ore e della domiciliarità, garantendo
anche alle persone portatrici di patologie a lungo termine una efficace e continuativa
assistenza a domicilio
f) aumento dei fondi regionali per il FondoAutonomiaPossibile, i Centri diurni per
persone non autosufficienti e l’assistente familiare di condominio, di microarea e
di piccolo rione prevedendo il medico di medicina generale e l’infermiere di comunità
g) sostegno a misure quali il budget di salute individuale e di comunità, che chiama il
singolo e i cittadini di una comunità insieme all’Ente pubblico a partecipare alle scelte
di salute
h) riadozione del reddito di base per la cittadinanza quale misura di garanzia e
risposta a quei fattori non sanitari che sono causa o concausa delle diseguaglianze di
salute
i) sostegno alle politiche sociosanitarie nei confronti degli immigrati
j) salvaguardia dell’esperienza storica per la nostra regione delle politiche di salute
mentale, in particolare nell’attuale momento critico in cui sono messe in
discussione dalla destra, e sperimentazione di innovazioni volte sempre alla piena
integrazione delle persone con disabilità mentale nel tessuto sociale e
familiare
k) sviluppo di politiche sulla sicurezza sul lavoro
l) riserva di una quota parte degli appalti delle Amministrazioni pubbliche alla
cooperazione sociale che si occupa d’inserimento lavorativo
La casa quale diritto primario delle famiglie
Al centro delle politiche delle Amministrazioni pubbliche va inserita la questione della casa
quale diritto primario delle famiglie. La casa, la riforma del mercato degli affitti, un
piano per l’edilizia sociale e il rilancio di un programma di rigenerazione urbana delle
periferie sono i tre capisaldi su cui fondare la proposta del PD regionale per rispondere
alla crescente emergenza abitativa e migliorare la qualità della vita delle nostre città.
Un particolare riguardo vorremmo fosse dedicato ai piccoli cittadini. Nessuno pone le
loro questioni sui tavoli delle discussioni e delle trattative per l’investimento delle risorse
pubbliche a loro favore, quasi fossero questioni che riguardano i loro tutori e non loro. I
bimbi di questa regione saranno nell’agenda politica dei democratici quali cittadini
del futuro. Non basta l’istituzione del tutore dei minori, peraltro ridimensionato di
recente,servono politiche attive anche di riconoscimento di ruolo,soprattutto in fase
preadolescenziale, per accompagnarli alla responsabilità. Non bastano la famiglia o le
famiglie o la scuola, ci vuole la comunità degli affetti e dell’educazione civica:
insomma una Regione amica dei bambini.
4) PROGRESSO SOSTENIBILE
Immigrazione: programmazione, regole e integrazione
La Costituzione affida a tutti i livelli dell’ordinamento della Repubblica, di “rimuovere gli
ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei
cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (art. 3). Oggi in Italia questo
principio è minacciato per gli immigrati che, anche se per motivi contingenti si trovano
senza permesso di soggiorno, cadono sotto il reato di clandestinità. Stiamo parlando di
tanti lavoratori di cui il Paese non può fare a meno. Per queste persone la possibilità di
assicurare al proprio figlio il diritto di essere “registrato immediatamente al
momento della sua nascita e da allora” ad avere “diritto ad un nome, ad acquisire una
cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato
da essi”- come vuole la Convenzione delle Nazioni Unite che in Italia è legge dal
1991- è diventata minaccia per la sicurezza loro e del nuovo nato. Ci impegniamo perciò
ad adoperarci perché i regolamenti dei comuni, relativamente alla registrazione della
nascita, siano costruiti nel rispetto dei diritti del neonato come affermati nell’art. 7 della
legge 27 maggio 1991, n.176 Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del
fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989.
Nel mondo ci sono milioni di diseredati che si riverseranno sempre più numerosi verso
quella parte del mondo che sentono essere l’ultima possibilità di sopravvivenza. L’Italia ha
reagito tagliando i fondi per la cooperazione allo sviluppo e disinteressandosi dei diritti
umani concernenti le persone che respinge. Una cultura miope e razzista, fomentata dal
governo attuale, trova più conveniente assecondare le paure dei cittadini. Siamo giunti al
paradosso di creare problemi di ospitalità e circolazione agli studenti e ai ricercatori
stranieri di SISSA e ICTP. Se c’è criminalità, questa va perseguita e punita come per tutti
coloro che infrangono le leggi. Se le nostre città, i nostri campi, le nostre fabbriche e
i nostri laboratori si riempiono di immigrati che lavorano onestamente, senza
essere puniti dal lavoro nero, dobbiamo far capire che la multiculturalità è ricchezza,
non perdita. I flussi devono e possono essere tenuti sotto controllo, se l’Europa risponderà
al compito di creare in Occidente una grande entità culturale e politica, oltre che
economica.
Integrazione: il Friuli Venezia Giulia come laboratorio dell’interculturalità.
Il FVG si trova in una delle aree di contatto più importanti d’Europa, al crocevia del mondo
latino, del mondo germanico, del mondo slavo. Qui si incontrano lingue, culture, tradizioni,
identità che si intrecciano, si arricchiscono, interagiscono, a volte si scontrano. La nostra
regione può e deve trarre profitto da questa ricchezza, che può farne un vero e proprio
laboratorio dell’interculturalità. Le diverse lingue che si parlano in questa regione, friulano,
italiano, sloveno, tedesco, sono altrettante opportunità e come tali vanno colte. Il
plurilinguismo, la interetnicità e l’interculturalità devono fare parte dei valori
fondanti del PD come straordinario patrimonio di apertura, di innovazione, di
progresso. Plurilinguismo non solo teorico, ma praticato nella vita quotidiana del partito
stesso e promosso come elemento qualificante e caratterizzante dell’azione politica
regionale in tutti i campi, non come elemento di scontro ideologico fra favorevoli e
contrari. Plurilinguismo e interculturalità, ancora, utilizzati come strumenti di coesione
della società regionale e non come elemento di divisione. Perché una società che
accetta e valorizza le sue diverse origini che si compenetrano e si arricchiscono l’un l’altra
è una società più dinamica, maggiormente capace di far fronte alle sfide moderne e più
capace di capire e di interagire con il diverso. L’importanza della nostra regione per l’Italia
non deriva certo dalle sue dimensioni né dal numero dei suoi abitanti. Questa regione può
diventare importante nel momento in cui sa valorizzare la sua collocazione geografica e
quindi svolgere un ruolo di protagonista nelle aree dell’Europa centrale e sudorientale che
le sono attigue e sa trarre profitto dal patrimonio di esperienze che la sua stessa
complessità le offre.
Tra Nord e Sud
Il Sud del Paese è una sua parte importante, non qualcosa di avulso da esso. È stato
messo in ginocchio dalla criminalità organizzata, da anni di cattiva gestione e di cattiva
politica e versa in uno stato di abbandono e di degrado. Nel Meridione d’Italia manca la
democrazia! Esso è talmente pervaso dalla criminalità e dalla connivenza degli
amministratori locali, che ogni iniziativa di riscatto, sia sociale che economica, viene
direttamente o indirettamente soffocata. Non possiamo girarci dall’altro lato, il Sud è una
risorsa per tutto il Paese. Le questioni irrisolte al Sud non riguardano solo esso, bensì
l’intera nazione. Bisogna recidere le radici dell’illegalità. Fare in modo che le organizzazioni
criminali vengano espulse da tutti i sistemi economici e nello stesso tempo far crescere
una classe dirigente nuova. Per vincere questa battaglia bisogna non solo credere ma
anche investire nell’unità del Paese e nella solidarietà tra le diverse regioni.
Quindi NO ai distinguo tra Nord e Sud che mirino a isolare il Sud, SI’ agli interventi che
puntino a risollevarlo. Il FVG, in quanto Regione “speciale” deve dare il buon esempio e
intervenire ad esempio con iniziative di scambio culturale nei settori dell’alta
formazione e della ricerca.
Città, territori e sviluppo sostenibile
L’idea di sviluppo che ci deve caratterizzare è quella di una economia di mercato che
sia regolata da un codice etico nel quale venga pienamente riconosciuto il valore
dell’impresa, ma anche quello dei limiti sociali e ambientali in cui essa opera e delle
persone che lavorano. Tutto ciò non vuol dire vincoli all’impresa ma attenzione a problemi
che richiedono risposte su scala generale e locale per il bene della collettività. Questo
ragionamento contiene anche opportunità di crescita e di imprenditorialità. Opportunità
legate alla creazione di mercati più liberi, senza il peso delle corporazioni o dei cartelli e a
uno sviluppo industriale più orientato alla sostenibilità ambientale e ai settori più avanzati
quali quelli rivolti alla salute, alla energie rinnovabili, alla creazione di infrastrutture
materiali e immateriali.
Bisogna poi fare mente locale che c’è una grande quantità di beni culturali (naturali,
ambientali, paesaggistici, storici, monumentali, materiali..) che possono essere il nostro
biglietto da visita, e che mancano di tutela e valorizzazione. Il FVG ha interessanti centri
storici rurali da recuperare e si devono riqualificare le città, con le loro periferie
indifferenti e le loro aree industriali estese a caso.
Per promuovere politiche di compatibilità sociale e ambientale è però necessario
integrare i diversi livelli di governo. Solo così sarà possibile rendere l’amministrazione
pubblica efficiente e in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini e ricostruire un
rapporto di collaborazione con le città e i territori della regione, con i sindaci e gli
amministratori. Vanno sfruttate al meglio le economie derivanti dall’integrazione
territoriale, favorendo la cooperazione fra comuni su un’ampia gamma di politiche locali
– ambientali, sociali, economiche, culturali, infrastrutturali – con l’obiettivo di fare del
territorio uno spazio delle opportunità sempre più ricco e a disposizione dei cittadini.
Rigassificatore: un metodo sbagliato per un intento giusto. Il PD deve far
cambiare il metodo.
Non siamo contrari ai rigassificatori, perché il nostro Paese e la nostra Regione hanno
bisogno di fonti di energia diversificate, stabili ed a prezzi competitivi. Denunciamo però
con forza che il percorso politico che ha portato al progetto Gas Natural di Zaule
(Trieste) è profondamente sbagliato. I rigassificatori vanno fatti nei posti e nei modi
giusti, riducendo rischi ed impatto ambientale ai minimi possibili. Non è mai troppo tardi
per correggere errori di valutazione e per dare ai tecnici, agli ambientalisti e in genere ai
cittadini e alle loro amministrazioni locali quelle risposte che sono rimaste inevase nella
fase confusa che ha portato a tale decisione.
Il PD deve inoltre vigilare per ottenere tutti quei benefici promessi ma non ancora certi:
posti di lavoro, rientro economico per tutta la cittadinanza con bollette energetiche più
basse, sviluppo della catena tecnologica del freddo.
5) CULTURA, SAPERE E INNOVAZIONE
Il paese della cultura
La ricchezza di un paese si misura non solo per il suo PIL e per le risorse naturali che
possiede, ma anche per il livello culturale che esprimono i suoi cittadini. Cultura vuol dire
consapevolezza, professionalità, responsabilità nelle scelte. La cultura è un processo di
apprendimento e di acquisizione che ogni cittadino può trarre sia dal ciclo scolastico, che
da quello della sua vita, in una società che riconosca che il sapere e le competenze sono
uno strumento fondamentale per lo sviluppo del Paese. Resa grande nel corso dei secoli
dal suo patrimonio culturale artistico, letterario, scientifico e di pensiero, l’Italia oggi
rischia di perdere questo patrimonio per la miopia di una classe dirigente che
propone modelli costruiti su inconsistenza e vanità e destinati a crollare, come sta
dimostrando l’attuale crisi economica.
La scuola e la mobilità sociale
La scuola italiana deve essere pubblica, a garanzia di una formazione che dia a tutti i
cittadini gli stessi strumenti di conoscenza e di comprensione della società in cui vivono.
Non solo del proprio Paese, ma anche di quel mondo che una volta ci appariva lontano e
oggi è presente nelle nostre città, nelle nostre case. La scuola italiana deve essere laica,
per assicurare a tutti libertà di pensiero e rispetto di tutte le persone.
La scuola che noi vogliamo deve essere quindi:
a) una scuola pubblica, di qualità, autonoma, radicata nel territorio di cui va
salvaguardata la specificità, ma anche aperta agli apporti esterni
b) una scuola che sia tramite dell’ unità culturale del Paese anche attraverso la tutela
della sua lingua nazionale
c) una scuola che valorizzi il merito e non le classi sociali, non lasci indietro nessuno,
capace di educare al rispetto e alla responsabilità e di rendere effettivo il diritto
all’istruzione, costituzionalmente garantito per tutti e per ciascuno. Sarebbe utile
conoscere, soprattutto nella scuola secondaria di I° grado, la composizione sociale e
l’appartenenza etnica degli alunni bocciati quest’anno. Il grosso rischio infatti è che
questi risultati, di cui il ministro Gelmini si dichiara tanto orgogliosa, coinvolgano
soprattutto ragazzi di provenienza sociale disagiata o di origine straniera.
d) una scuola più sicura e qualificata per allievi, insegnanti, dirigenti e personale ATA,
con adeguate risorse finanziarie e di personale, con la stabilizzazione dei rapporti di
lavoro
e) l’introduzione della valutazione per Istituti e docenti deve essere vissuta come l’
occasione per dimostrare la vitalità dell’istituzione e il primato della cultura.
A fronte delle pressioni a cui i bilanci di Stato e enti locali sono stati sottoposti e che
hanno determinato pesanti tagli di risorse proprio sul sistema della formazione, si rende
quindi necessario usare la specialità della nostra Regione per:
a) aumentare i progetti extracurricolari per sviluppare l’autonomia scolastica
generando una competizione positiva sul piano della progettualità educativa e per
arricchire e rendere più flessibile e aggiornata l’offerta formativa;
b) attribuire incarichi per insegnanti di sostegno per sopperire alla carenza di quelli
previsti dalla normativa nazionale;
c) attribuire incarichi per mediatori culturali e linguistici per aumentare la loro
presenza nelle scuole ove richiesti, garantendo una migliore continuità educativa
mirante ad una più adeguata integrazione culturale e linguistica;
d) stanziare forme di incentivazione economica per la formazione dei docenti, così da
sopperire alla scarsità di risorse stanziate dal Ministero dell’Istruzione per iniziative di
aggiornamento e garantire il diritto/dovere dei docenti di accrescere la propria
professionalità;
e) aumentare i fondi previsti dalla Legge regionale n.8 del 18 maggio 2006, art.6, per il
rinnovo del materiale informatico. Sollecitare e facilitare gli Enti pubblici a donare
alle scuole le attrezzature informatiche dismesse.
f) finanziare interventi per la sicurezza, la funzionalità e il decoro delle strutture
scolastiche
La scuola deve anche assolvere, soprattutto nel ciclo per l’infanzia e per la primaria, ad
una funzione sociale, garantendo il principio di conciliazione per la famiglia e
particolarmente per le madri, che devono trovare anche nella scuola tutto il supporto
necessario per poter svolgere la loro attività professionale.
Maggiore cultura scientifica e ruolo della ricerca per una società che sappia
investire sul proprio futuro.
L’integrazione tra scienza e società è fondamentale per vincere la sfida della
globalizzazione. Se vogliamo competere con paesi emergenti come Cina ed India che
puntano su bassi salari e compromettono ambiente, salute e diritti sindacali, dobbiamo far
crescere scienza e tecnologia cominciando dalla nostra Regione. In una visione che deve
essere anche di lungo periodo, tale lavoro inizia nelle famiglie e nelle scuole, dove si
formano le classi dirigenti delle generazioni future. Iniziative come FEST devono essere
ripristinate ed estese, investendo di più nella scuola per un sapere al passo con i
tempi.
Lo Spazio Europeo della Ricerca (ERA) per unire e rafforzare le competenze
presenti nel Friuli Venezia Giulia
L’Unione Europea investirà molto nell’ERA (European Research Area), e la strategia
portante sarà quella di promuovere infrastrutture europee per far convergere
differenti competenze ed istituzioni di ricerca, pubbliche e private, per lo sviluppo
delle tecnologie emergenti (nanotecnologie, medicina molecolare, energie rinnovabili,
ecc.). Tale strategia troverebbe nella nostra regione potenzialità uniche. Il FVG ospita
infatti il sincrotrone italiano, centri di ricerca internazionali (SISSA, ICTP, ICGEB, ICS-
Unido), grandi enti di ricerca (Area, OGS) e distretti tecnologici (Navale, CBM). Quindi in
un Europa che ci premia su base meritocratica, con questi stessi criteri rigorosi la
Regione può affiancare gli investimenti europei, accompagnando ricercatori ed investitori
privati nelle loro iniziative, specie nelle prime fasi preparatorie e favorendo poi la nascita
di nuove imprese ad alta tecnologia.
Università e ricerca di qualità
Per attrarre i migliori scienziati e studenti, occorre puntare alla qualità e
all’internazionalizzazione dell’offerta didattica, creando una rete di servizi a sostegno
dell’alta formazione e della ricerca, che sia anche in grado di aumentare le capacità di
interazione tra le diverse istituzioni presenti in FVG.
Se da un lato finanziare la ricerca e l’università diventa doppiamente importante nella
situazione di crisi economica in cui ci troviamo, dall’altro può permettere alle università del
FVG di diventare dei poli attrattivi (complice anche la posizione geografica della Regione)
per gli studenti stranieri, contribuendo quindi a vivacizzare e rimescolare le
caratteristiche socio-demografiche del territorio. Vanno incrementati i fondi per il diritto
allo studio universitario, agevolando così la frequentazione degli studi universitari agli
studenti meritevoli ed economicamente svantaggiati. Va migliorata la vivibilità
degli atenei per gli studenti stranieri (corsi di lingua italiana, miglioramento delle
infrastrutture, potenziamento dei servizi), facilitando la creazione di legami duraturi tra gli
studenti e tra le diverse università europee. Vanno potenziati i legami tra università e
aziende per dare la possibilità agli studenti di praticare tirocini che siano al passo con i
tempi.
Il business del futuro sta in energie rinnovabili e tecnologie verdi; il Friuli
Venezia Giulia può e deve osare.
Il nostro NO al nucleare non è meramente una questione di scorie radioattive. Il sì del
Governo attuale aggiunge all’abnorme investimento energetico, la dipendenza tecnologica,
poiché al nostro Paese manca una tecnologia propria per il reforming delle scorie, per i
nuovi materiali e per costruire impianti integrati con altri servizi.
Occorre investire invece in ricerca, sviluppo e incubazione imprenditoriale per le
energie rinnovabili e per i cicli ecologici dei rifiuti. Questo permetterebbe alla nostra
regione di raggiungere vertici internazionali nel settore, creando nuovi posti di lavoro,
anche riqualificando operai e tecnici in mobilità, e di iniziare in modo pragmatico una
conversione tecnologica a livello industriale. La ricerca che si fa nei centri di ricerca
del FVG è di assoluto rilievo internazionale e può costituire già oggi le fondamenta
portanti del business del futuro.
Alcune tecnologie già disponibili oggi (come il fotovoltaico o la geotermia a bassa
temperatura) consentono nel medio periodo di produrre energia a costi inferiori degli
idrocarburi inquinanti, rendendo più competitive le attività nella nostra Regione. Si deve
accelerare questa svolta rafforzando gli incentivi per aziende e privati che usano le energie
rinnovabili.
Il raggiungimento dell’obbiettivo fissato dalla normativa europea “20-20-20” da perseguire
entro il 2020:
– 20% di contributo da fonti rinnovabili alla copertura dei consumi finali
– 20% di diminuzione del consumo energetico tramite azioni di efficienza energetica
– 20% di riduzione di emissioni di gas a effetto serra rispetto alle emissioni del 1990
deve essere per il FVG una grande opportunità di sviluppo economico e non una
costrizione.

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