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L’elezione di Debora Serracchiani

2 novembre 2009

di Ruben Colussi, componente Assemblea Regionale

Come noto l’elezione di Debora Serracchiani a segreteria regionale del PD con il 52% è frutto di una convergenza trasversale di voti. Quei voti mettono assieme personaggi e posizioni politiche molto differenti tra di loro. C’è l’area ex Margherita, una parte di ex DS, persone che si sono riconosciute nella lista “ semplicemente democratici” della Serracchiani stessa, una parte di voti che si sono espressi per Bersani e Marino nelle liste nazionali. Non sarà certamente facile gestire questo “essemble” assai composito. Qualche segno e qualche distinguo che attestano questa difficoltà si sono già fatti sentire e si faranno sentire ancora di più nel futuro in considerazione dello scarso risultato ottenuto su scala nazionale dalla lista “semplicemente democratici “. In prospettiva ciò porrà inevitabilmente la Serracchiani nella necessità di riprecisare il proprio profilo politico e non sarà una passeggiata né per lei né per il PD regionale.
Ma c’è un altro elemento che rende per così dire instabile la situazione del PD regionale. Ai 120 eletti dalle primarie (62 Serracchiani e 58 gli altri) si sommano circa 44 componenti di diritto nella assemblea regionale che sono i consiglieri regionali, i sindaci di capoluogo, i capigruppo provinciali ecc.. Ovviamente ognuno di costoro ha una propria posizione politica che potrebbe far variare gli equilibri prodotti dalle primarie su questo o quest’altro argomento.
In queste condizioni che tipo di maggioranza avrà la Serracchiani? E c’è effettivamente questa maggioranza?
Per dare una risposta a questa domanda i prossimi mesi saranno molto importanti. Se la Serracchiani resterà ingabbiata nelle contraddizioni della propria maggioranza o nei numeri “ballerini” della assemblea regionale è assai probabile che diventi un segretario dimezzato.
Per non diventarlo dovrà sciogliere subito alcuni nodi evitando “l’impaludamento” del PD. A mio avviso alcuni passi in questa direzione possono essere fatti affrontando immediatamente tre questioni :

  1. La scelta di un modello federale del partito deve essere netta e ben delineata nei suoi contorni. Ciò significa tra l’altro chiedere il superamento dei documenti congressuali regionali sui quali si è votato ponendo la questione della costruzione di un programma del PD in cui si riconosca tutto il partito e con il quale arrivare al 2013.
  2. Bisogna scrivere uno statuto regionale del PD che definisca regole vincolanti e aiuti la formazione di maggioranze chiare. Nello statuto devono inoltre essere contenute norme precise sul numero dei mandati e sui comportamenti etici degli eletti.
  3. Il PD regionale deve essere diretto sul piano politico da una direzione costruita in modo unitario che tenga in debito conto le diverse sensibilità politiche ma dotata anche di una forte caratterizzazione programmatica. I compiti di carattere esecutivo possono benissimo essere affidati ad uno staff tecnico.

A questo punto una considerazione conclusiva è d’obbligo. Riuscirà Debora Serracchiani a dare un volto nuovo al PD del Friuli Venezia Giulia? Dopo le elezioni europee e le primarie siamo arrivati al dunque di tanti discorsi e alcune decisioni incombono. E’ in questi momenti che si vede la stoffa di cui è fatta una persona che ha compiti di direzione.

Articolo pubblicato sul Messaggero Veneto di oggi

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