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La mozione Marino a Torino

5 ottobre 2009

Ieri ci sono stati i congressi provinciali, in tutte le città gli interventi sulla mozione Marino sono stati i più applauditi. Mi è appena arrivata una mail con l’intervento dell’Avv. Basile a Torino dove gli applausi scrosciavano a scena aperta, questo il testo.

Voglio ringraziare i 1120 iscritti al Partito Democratico della provincia di Torino, che hanno votato Ignazio Marino e ci consentono di affrontare con slancio questa seconda fase del nostro percorso congressuale.
Voglio ringraziare tutti coloro che, per tutte le tre mozioni, hanno profuso uno straordinario impegno organizzativo. Le decine di uomini e donne che hanno presentato le mozioni nei circoli e che, per quanto ci riguarda, con la sola forza della loro passione, unita alla bontà della proposta politica, hanno dato alle candidature di Ignazio Marino e di Roberto Tricarico quel risultato assolutamente imprevedibile che qui stamane abbiamo certificato.

Stiamo compiendo un’inusuale esperienza di democrazia. Il nostro partito è alternativo alla destra anche perché sceglie di costruire la propria linea politica e la propria leadership attraverso una vasta ed approfondita discussione, che ha già coinvolto decine di migliaia di iscritti e militanti e, da domani, coinvolgerà il nostro elettorato, che chiameremo a pronunciarsi il prossimo 25 ottobre.

Abbiamo effettuato in queste settimane un viaggio nei circoli della provincia di Torino e del Piemonte. Io stesso, che, come è noto, non faccio politica per professione, ho deciso di affiancare all’impegno professionale un impegno politico che oggi sento più che mai essere impegno civile. Perché c’è bisogno di un PD più forte e più radicato nella società e perché c’è bisogno di un PD più forte, a cui possano guardare con fiducia i milioni di italiani, che non si riconoscono in Berlusconi e nel centro destra. Viaggiando nei circoli, abbiamo registrato la voglia di incontrarsi e di discutere. Il desiderio che il Partito Democratico sia sempre di più, non l’aggregato freddo di iscritti o di “soci”, ma una comunità calda di uomini e donne, che si incontrano e discutono, con l’ambizione di poter contare. Di fare qualcosa di utile per il PD e per l’Italia.
E, tuttavia, noi dobbiamo parlare anche a chi sta fuori dal recinto del partito. In un film di qualche anno fa è diventata celebre quella sequenza in cui Nanni Moretti, dal tinello di casa sua, cerca di interloquire con Massimo D’Alema, che parla dal televisore. E gli dice: “D’Alema, di’ qualcosa di sinistra!” Nanni Moretti, in quel film, interpreta bene la condizione in cui si trova il nostro elettorato, la nostra gente. Il desiderio di parlare direttamente con i nostri leaders, di superare quella barriera che è data dallo schermo televisivo e provare a partecipare in prima persona alla costruzione del proprio partito.
Noi possiamo dare risposta a questo bisogno e lo possiamo fare il 25 ottobre, quando chiederemo ai cittadini, ai nostri elettori di votare per il Partito Democratico.

Noi dobbiamo parlare a chi ieri era in piazza a manifestare per la libertà d’informazione. Noi dobbiamo parlare alle migliaia di cittadini torinesi che qualche mese fa si sono messi ordinatamente in fila per ore non per partecipare ad una riunione di partito, ma per affollare gli incontri della Biennale della Democrazia. Noi dobbiamo parlare a tutti quei cittadini che ancora lo scorso fine settimana hanno partecipato numerosissimi a Torino Spiritualità.
Parlare a queste persone ed ascoltarle.

All’inizio di questo percorso abbiamo individuato tre emergenze.
L’emergenza economica, l’emergenza ambientale e l’emergenza culturale.
Abbiamo detto e diciamo che per affrontare queste tre emergenze occorrono dal Partito Democratico parole chiare, dei sì e dei no.
Bisogna abrogare dal nostro vocabolario e dal nostro lessicol’espressione “posizione prevalente”. Il mio partito deve  avere una posizione, non una posizione prevalente.

Sull’emergenza economica occorre avere chiaro che cosa fare adesso e domani, quando la crisi avrà lasciato il passo alla ripresa. Penso alla questione del lavoro. Noi in Europa perdiamo – ed è capitato ancora negli ultimi giorni con la SPD in Germania – perché non abbiamola capacità di interpretare il cambiamento. I partiti socialisti ed il centro sinistra non possono che rappresentare il mondo del lavoro, a meno di cambiare nome e natura. Ma noi tutti dobiamo comprendere che il mondo del lavoro è cambiato e non ci sono solo i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato. Dobbiamo essere riferimento del lavoro autonomo, semiautonomo, dei professionisti ed, ovviamente, dei lavoratori precari.
Dobbiamo rappresentare il mondo del lavoro che cambia e non basta dire ai lavoratori “chi eravamo”, dobbiamo dimostrare di essere in grado di governare i processi di trasformazione.
In Italia si sono persi negli ultimi mesi 567 mila posti di lavoro.
Altri 362 mila lavoratori stanno consumando la cassa integrazione ordinaria. Poi saranno senza protezioni.
E’ urgente – è già stato detto – portare immediatamente la cassa integrazione da 12 a 24 mesi. Si può fare perché il relativo fondo INPS è attivo.
Questo è necessario, ma non è sufficiente.
Noi proponiamo: contro il precariato, il contratto unico a tempo indeterminato con salario minimo garantito; il reddito di cittadinanza per chi non ha un lavoro, accompagnato, però, necessariamente, dalla formazione professionale; agevolazioni fiscali per le imprese che assumono a tempo indeterminato; la riforma degli ordini profesionali.

Riforma degli ordini professionali, non liberalizazione delle professioni. Una riforma che premi il merito e le capacità, non una liberalizzazione, che produrrebbe un unico risultato: favorire chi alle proprie spalle ha già uno studio familiare.
In Italia si è bloccata la mobilità sociale ed il compito del nostro partito, la sua missione storica, verrebbe da dire, è far ripartire la scala sociale, dare un’opportunità anche al figlio dell’operaio, perché non sia condannato ad essere anch’egli operaio come suo padre.

Emergenza ambientale. Diciamo sì alle energie rinnovabili e diciamo no al nucleare. No al nucleare di ieri di oggi e di domani.

Emergenza culturale. Occorre contrastare la Lega e le sue parole d’ordine. Per questo diciamo no ai respingimenti in mare e diciamo sì al diritto di cittadinanza per tutti coloro che nascono sul territorio italiano.

Diciamo no allo scudo fiscale. E quando diciamo no allo scudo fiscale, vogliamo un partito che garantisca la presenza di tutti i suoi parlamentari in aula dalla prima all’ultima votazione. L’opposizione si fa nel paese, ma si fa principalmente in parlamento e, pertanto, chiediamo ai nostri parlamentari di essere presenti in parlamento a fare il proprio dovere quotidianamente.

Michele Serra ha chiesto ieri le dimissioni di tutti i parlamentari assenti. Io chiedo ai nostri deputati un atto di responsabilità di fronte al partito e di fronte agli elettori.

Si è aperta una nuova fase. Il nostro partito ha bisogno di un segno di cambiamento.
Noi siamo pronti a metterci al servizio di un progetto di trasformazione del Partito Democratico e della società italiana.

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One Comment leave one →
  1. Matteo Cornacchia permalink
    5 ottobre 2009 10:01 pm

    Ieri si è svolta anche la Convenzione della Provincia di Pn e credo di poter dire, senza ombra di dubbio, che i sostenitori della mozione Marino sono stati i più attivi e partecipi. Ruben Colussi, Chiara Sartori, Chiara Da Giau, Dino Del Savio, Matteo Cornacchia… non abbiamo mancato di far arrivare anche in questa occasione il nostro messaggio di rinnovamento, affidandoci alla spontaneità e alle nostre idee che ormai da diverse settimane sono l’essenza del nostro impegno a favore della mozione Marino.
    Personalmente sono rimasto deluso: doveva e poteva essere un’occasione di confronto, ma ho sentito troppi discorsi di circostanza, preconfezionati, e solo qualche buon intervento. Mi ha fatto pensare vedere qualche giovane leva già allineata e preparata per l’occasione a recitare il compitino a memoria. Meno male che c’eravamo noi…

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